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16 Giugno 2008

L’Editoriale di Giugno: “Per un nuovo hockey a Milano occorre e serve che …”

Dopo la chiusura dei Milano Vipers andiamo analizzare numeri alla mano quali sarebbero a nostro avviso le cose da fare per riproporre alla città di Milano la vetrina di una prima squadra di hockey su ghiaccio.

 
Autore: Daniele Amadasi | Categoria: L'hockey italiano scarica RSS della categoria L'hockey italiano

L’Hockey Club Junior Milano Vipers ha chiuso i battenti, anche se una sua costola ha già iniziato a prendere forma e vita. Si chiama Hockey Milano Rossoblù ed è presieduta da Ludovico “Ico” Migliore, ex General Manager dei Milano Vipers.
Nuovo hockey club che tra le varie altre cose che andremo di seguito ad analizzare, riceverà in dono dai fù Vipers quasi una decina di dozzine di cartellini di giocatori, dei quali quasi un centinaio costituiti da giocatori under 18. Neo-società che sulla base di quello reso noto da una serie di fonti autorevoli, potrà garantire per almeno due anni l’attività giovanile delle ex-viperette attraverso la formazione di almeno quattro squadre juniores.
Perché per almeno due anni? Perché i quadri provenienti dai Vipers Milano (per quadri intendiamo dirigenti, impiegati ed allenatori) ed eventualmente coinvolti in questo nuovo progetto, potranno includervi un paracadute economico chiamato buonuscita, dal momento che pare che sia proprio di anni due la durata dei contratti ancora in essere e validi e quindi di stipendi da ricevere ancora dal Milano Vipers.
Stando così le cose pare ovvio pensare che almeno per due stagioni l’Hockey Milano Rossoblù  forte di una struttura dirigenziale e tecnica già coperta a livello economico e di un numero non indifferenti di cartellini di giocatori under 18 possa tranquillamente svolgere attività giovanile.
Il tutto senza dimenticarsi i possibili introiti provenienti dalle vendite dei cartellini degli ex-Vipers che militavano in Serie “A1”. Trascorsi questi due anni non sappiano poi cosa possa succedere a livello di progetto Hockey Milano Rossoblù e comunque ad oggi non lo vorremmo sapere dal momento che le priorità sono ben altre..
Perché mettendo da una parte il discorso sul settore giovanile, al Milano ed ai suoi appassionati di hockey su ghiaccio occorre avere la possibilità di seguire le gesta di una prima squadra e considerando che certi giochini oltre a non far piacere non servono a niente, diventa fondamentale ammettere che per l’hockey ghiaccio a Milano occorre e serve qualcosa di assolutamente nuovo.

Occorre che chi ha lavorato per nove stagioni a stretto contatto e quindi in perfetta sintonia ed accordo con il Dott. Alvise Di Canossa prima di uscire di scena per via della chiusura dell’HCJ Milano Vipers, lasci alla Milano dell’hockey almeno l’eredità dei cartellini di quei giocatori che provenienti dal settore giovanile meneghino hanno maturato significative esperienze prima in Serie “C” (vinta dai Vipers nella stagione 2005-2006) e poi in “A1”, passando anche per il campionato di Serie “A2”, come i vari vari Janon Trinetti, Marco Raymo, Alessandro Re, Marco Pozzi, Corrado Mazzacane, Tommaso Migliore, Marco Insam, Federico Lorini, Edoardo Caletti, etc.
Quanto sopra per consentire una ripartenza più semplice e non ad handicap ad una altra ma nuova società, nuova in tutto e per tutto, dalla A alla Z, vertici e dirigenza inclusa, per dare nuova linfa ed entusiasmo alla Milano dell’hockey ghiaccio.
Un ultimo guizzo o morso per dirla come avrebbero fatto i Vipers, ma non fatale o letale verso i propri tifosi, bensì come vero ringraziamento per l’affetto con il quale gli appassionati rossoblù hanno sempre seguito le gesta dei loro beniamini sui ghiacci italiani e di mezza Europa.
Occorre poi un progetto serio ed immediato per rivedere quanto prima un Milano sul ghiaccio, ripartendo anche dalla terza serie nazionale (l’attuale Serie “C-under 26”)  e programmando a medio-lungo termine la risalita prima in “A2” e poi in “A1”, rimettendo per bene le radici dell’hockey in città come fece l’HC Milano targato prima Saimex e poi Saima a metà degli anni ottanta.
Serve dire apertamente che con gli incassi il Milano Vipers non si pagava di certo i quasi 300'000 €uro dei costi di affitto delle ore ghiaccio per allenamenti e partite (il costo di un’ora ghiaccio varia varia dalle 160 alle 200 €uro), che per avere una società di hockey su ghiaccio occorrono circa 150'000 €uro per la Serie “C”, 400’000-450'000 per la “A2” e quasi un milione di €uro per la “A1”, includendo in questi budget i costi del settore giovanile, linfa fondamentale per un hockey club che non viva con i soldi a perdere di un magnate.
Occorre sottolineare poi che dagli importi degli incassi alla mano la media spettatori paganti alle partite interne dei Vipers era notevolmente inferiore al dato desumibile dai referti di fine gara, così come che la politica accentatrice delle cronache della stampa attraverso un monitoraggio dei resoconti giornalistici nell’indirizzare ad evidenziare solo le cose belle, sono figli di situazioni che hanno le gambe corte e che alla lunga si fermano di fronte all’ostacolo della realtà, cruda e nuda, ma sempre trattasi di realtà!
Serve che gli amanti dell’hockey su ghiaccio ritornino ad essere tali, da settembre ad aprile, che i fans milanesi contribuiscano alla sopravvivenza della loro squadra assistendo alle partite passando prima per il botteghino e non usufruendo di una serie quasi infinita di biglietti omaggio e che ci sia un giro di vita a livello dei famosi accrediti stampa, che per loro natura dovrebbero essere usufruiti dai giornalisti pubblicisti e professionisti muniti di regolare tesserino e dai fotografi di press realmente accreditate a livello cittadino o nazionale.
Serve che la città ed il Comune di Milano capiscano che avere una propria squadra in una massima serie sportiva di un campionato nazionale è un onore ed un vanto e che sotto la Madonnina calcio e a periodi basket e volley a parte, esistono altre discipline di squadra come l’hockey in tutte le sue forme, il rugby, il baseball, la pallanuoto, il football e quant’altro che di minore non hanno nulla, ma che sono almeno ed alla pari nobili di quelle più ricche e famose.
Serve insomma ritrovarsi tutti insieme sotto un’unica bandiera e con un unico obiettivo: quello di far ripulsare a Milano un nuovo hockey, che abbia un cuore dalla forma del disco.
Disco da hockey. Da hockey su ghiaccio!

Daniele Amadasi
Direttore Tuttohockey.com

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I vostri commenti

gino alberto giudici (milano)

Sabato 21 Giugno 2008, 14:37
Caro Amadasi,
Buon articolo, commenti sacrosanti: il problema attualmente è quello di
reperire le risorse per poter sostenere un progetto che a partire dalle
giovanili, possa dare nell'immediato una squadra senior (C 26) per poter
proseguire le attività di sviluppo dei giovani giocatori milanesi. Lo staff
tecnico c'è, un gruppo di giovanissimi c'è ed allora andiamo !

Scream (milano)

Venerdì 20 Giugno 2008, 15:24
Peccato......... davvero peccato non so che altro dire..........
Mi farò una cultura al cinema l'anno prossimo!!!!
Certo che passare nel giro di qualche anno a vedere dei campioni
provenienti dalla NHL alla chiusura della squadra FA DAVVERO MALE
Maledetto calcio!

STEFANO (Cinisello)

Venerdì 20 Giugno 2008, 11:38
Il punto di partenza per me è il livello tecnico del campionato; se questo
è basso l'interesse del pubblico, dei media e quindi il business rimane
basso.
La mia idea potrebbe essere interessante tentare la carta di partire con
una lega unica (A1+A2), per cui il doppio delle squadre, due soli gironi
andata e ritorno (e non 4 come oggi cosa secondo me noiosa) più i playoff,
magari un livello più appiattito, ma di certo data la quantità delle
squadre più vario.
In questo modo magari si potrebbe far entrare in gioco anche realtà come
Varese e Torino. Partire con un programma di questo genere di lungo periodo
(minimo 2 anni), e vedere se così il livello teccino per tutte potrebbe
migliorare e quindi pensare poi ad un discorso europeo.
Credo poi che l'esperienza dei Vipers sia anche un campanello di allarme
per le altre squadre. Che ne dite? Datemi le vostre impressioni
Grazie
(6)
 

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