Qui Valpe: primo bilancio in chiaroscuro
Settima in classifica dopo altrettante partite a quota 9 punti, la Valpellice reduce dal successo contro il Renon, si prepara a recuperare il terreno perso di una classifica che vede la vetta del trio Bolzano, Cortina e Fassa distante solo cinque lunghezze.
Forse la svolta è stata più psicologica che tecnica, e se così fosse riguarderebbe tutto il popolo Valpe, non solo la squadra. Attanagliato "dall’obbligo morale" di mantenere fede alle aspettative indotte da un mercato di prestigio, l’ambiente valligiano aveva difatti riposto nel nuovo organico delle attese poco realistiche. Poco realistiche le pretese, non gli obiettivi, che sono tecnicamente alla portata, anche se era possibile pretendere dalla prime giornate la brillantezza con cui ci si era lasciati a conclusione degli scorsi play-off.
Allora l’abbinata Francella-Ellis aveva risollevato le sorti della Valpellice chiedendo gli straordinari a un gruppo che in parte si era formato l’anno ancora precedente con Alain Vogin, e poi giocava insieme da settembre. Uno scatto d’orgoglio da parte di tutti e il ridisegno di alcune gerarchie (in particolare la regia a Nikiforuk) avevano permesso di raggiungere il risultato storico di una semifinale in massima serie. Ma come si poteva pensare di portare a livelli play-off una squadra ricostruita nelle sue componenti essenziali in poche settimane?
Dalla parte di Mike Ellis gioca una grande serenità di spirito e una certa pazienza, che si intreccia però con la meticolosità professionale e la volontà di correggere progressivamente le sbavature. Così, di fronte a risultati altalenanti, vittorie in casa e sconfitte fuori, fatto salvo l’atteggiamento di umiltà raccomandato dal coach britannico-canadese, basterebbe vedere presso altre squadre favorite per capire che capita anche di perdere in casa propria, e non con squadre destinate alla vittoria finale. Si vince oggi e si perde domani, in un avvio di campionato caratterizzato da un grandissimo equilibrio di classifica: una Valpe, pure inopinatamente terzultima, sta a 5 punti dal terzetto di testa.
Che cosa, allora, faceva problema in quel di Torre Pellice?
Soprattutto qualche sbavatura difensiva, errori di posizione o di coordinazione fra compagni di reparto e ripiegamenti degli attaccanti; qualche goal di tropo incassato (mentre sul fronte dell’attacco i torresi avevano, già, anche prima della partita vinta in casa con il Renon sabato 15, Ryan Huddy in prima posizione nella classifica marcatori, ora il posto gliel’ha soffiato Rob Sirianni, Huddy è secondo, due Valpe in testa dunque). Ma, ancora, andrebbe fatto qualche discorso in più anche sui goal subiti: è assodato che un po’ tutte le squadre hanno difese corte, che in Italia non è facile fare mercato tra i difensori, la media è di cinque più i giovani (infatti anche la difesa del Fassa, visto in televisione, ha avuto i suoi "vuoti", di cui la Valpe non ha approfittato anche per una eccellente prestazione del goalie Doyle): basta un infortunio serio (ricuperabile ma con tempi obbligati) come quello di David Urquhart e il reparto rischia di ballare. Già, ma in quali situazioni?
Soprattutto in quelle di spunti individuali: se le difese richiedono tempi più lunghi per assestare gli automatismi, anche gli attacchi visti finora (tre gare in casa ed una in tv) hanno trafitto Regan in base a spunti più che altro solistici (come Bradley Snetsinger, che ha fatto carambolare il disco sulla schiena del portiere; come Kevin DeVirgilio, Pontebba, che ha bucato l’intera Valpe nel 4vs4 dell’overtime rubando disco a centro pista, e anche alcuni goal della Valpe sono nati da intuizioni del singolo giocatore o da regali difensivi).
Anche gli schemi d’attacco, in questa fase di campionato, sono in fase di studio, e lo sono per tutte le squadre; un po’ meno per chi ha cambiato poco l’assetto, cioè paradossalmente, la neo-promossa Vipiteno, che a Torre Pellice ha fatto vedere forse non il gioco migliore, ma sicuramente il gioco più collettivo. Insomma, è presto per qualunque giudizio, se non per quel che riguarda la voglia di giocare e di vincere: basti, a questo scopo, tenere d’occhio la coppia di gemelli Desmet-Sirianni, come difendono, come caricano e come reagiscono alle cariche.
Non manca la voglia, i carichi di acido lattico si smaltiranno. Il tecnico d’altra parte lavora ancora a una definizione delle linee funzionale al meglio ma non dogmaticamente rigida.
"Una squadra che voglia essere vincente deve avere con sé 7-8 uomini in grado di fare la differenza - dice coach Mike Ellis - e noi li abbiamo: però fra loro si devono stabilire dei rapporti funzionali al rendimento migliore, e questi rapporti hanno bisogno di tempo per essere definiti: disporre di vari giocatori in grado di giocare centro o ala fornisce varianti sufficienti per esigenze diverse". Ma, appunto, diamo tempo anche a questa ricerca: le soluzioni ottimali servono a partire da gennaio.
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