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15 Marzo 2011

Qui Valpellice Bulldogs: stagione terminata con il quarto posto finale

Analisi finale del campionato della Valpellice, che ha concluso al quarto posto al termine dei play-offs la sua seconda stagione in massima serie. Una Valpe che aveva iniziato sotto la guida tecnica di Barry Martinelli e che ha concluso il torneo sotto le direttive del duo Francella-Ellis.

 

Esce di scena la Valpellice, esce di scena avendo stupito per la capacità di fare risultato quando si pensava che fosse più fragile, bersagliata com’è stata, dagli infortuni, anche dopo la fine della regular season. La coppia di tecnici Giulio Francella - Mike Ellis ha dato una quadratura tattica a una squadra molto votata all’attacco, ma anche la fiducia e la consapevolezza nei propri mezzi.
Mezzi che hanno potuto garantire il 4-1 rifilato nella serie al Renon nei quarti, e che hanno offerto ancora una tenace resistenza nella semifinale con il Valpusteria, assolutamente meritevole di vittoria; mai i piemontesi hanno "sbracato": 1-3 a Brunico (era 1-2, poi goal a porta vuota); sconffitta ai rigori 3-4 in gara-2 a Torre Pellice, sconfitta all'overtime 2-3 a Brunico ed infine 3-4 di misura in casa in gara-4.
Partite tiratissime, che hanno costretto gli avversari a faticare, ma anche a sperimentare al meglio un modo diverso, più tattico, di stare in pista, vista l’assenza di Rob Sirianni: una pratica che potrà essere utile contro un Bolzano che "pur disponendo di giocatori fortissimi - ha detto Stefan Mair in conferenza stampa - gioca con grande sapienza tattica a bloccare il gioco avversario". Ma sarà davvero il Bolzano l’avversario dei lupi?

In effetti i pusteresi hanno dovuto reimpostare la loro condotta di gara, mancando loro un giocatore di assoluto valore tecnico, ma soprattutto «in grado di gestire in maniera eccezionale il power play - sono sempre parole del coach dei brunicensi -, non lasciando mai capire le sue intenzioni, se vuol tirare o continuare a far girare il disco, o servire un assist».
Ed allora è venuta fuori la compattezza dell’insieme: non solo i nomi più celebrati (che comunque fanno la differenza, perché abituati a giocare per una posta alta, diciamo Persson e Jensen), ma anche una struttura solidissima del collettivo praticato in grande misura dai giocatori italiani. Poco da scoprire, certo, su Armin Helfer, e anche su Max Oberrauch (seconda stagione ad altissimo livello); ma ci sono Christian Willeit, Armin Hofer, ragazzi che in questi ultimi tre anni sono stati affiancati dal tecnico a gente di valore ed espertissima che li ha fatti crescere (Kelly, l’anno scorso Trevisani, ora incontrato come avversario): quando si dice l’importanza di far fare i «salti di qualità» ai giovani, senza relegarli a oltranza nelle terze linee.
Coach Mair riconosce i meriti dell’avversario, e (fatte salve le polemiche su un possibile gol di pattino in gara 3) sottolinea la durezza e al tempo stesso correttezza della serie di semifinale. "Non sempre è così nei playoff". Correttezza, va detto, anche sugli spalti: accolto molto bene il drappello di valpellicesi a Brunico in gara-1; applausi per tutti a finale conquistata, a Torre Pellice. Una settantina i pusteresi presenti, in festa con i loro beniamini, un belo spettacolo che qualcuno (isolato) ha voluto, chissà perché, fischiare.

Ciò detto, la Valpe ha mantenuto le promesse estive di un campionato divertente; squadra spettacolare, che ha perso qualche partita gestibile forse diversamente nella stagione, ma che ha dato il massimo nel momento fondamentale, senza perdere la testa neanche quando si è trovata in gara-2 contro il Renon, avendo perso la prima, con 13 giocatori di movimento.
Una bella lezione di tattica che il duo tecnico ha illustrato ai giocatori, e che ha trovato in questi ultimi una capacità di applicazione notevolissima. Sul piano psicologico (oltre a quello tecnico, indubbio) ha giovato l’innesto dell’esperto Carter Trevisani e anche quello di David Stricker, da sempre amatissimo dai tifosi, ai quali ha sempre risposto con prestazioni d’impegno elevatissimo (scorribanda velocissima con tiro secco, ma ultimamente anche "veroniche" e molte cariche in interdizione e sulla ripartenza degli avversari) che finivano per trascinare l’intera squadra.
Sempre lottatore Ryan Martinelli: partito con la fama di terzino fisico e a rischio di abbondanti penalità, ha sciorinato via via in crescendo giocate di maturità e una calma olimpica anche di fronte a ruvidezze e provocazioni, senza tirarsi indietro, ma anche senza eccedere, e il ritardo del tiro con cui ha sorpreso Cloutier a Collalbo sembrava opera di un attaccante navigato (un allenatore di esperienza, vistolo in diretta tv, l’ha definito un giocatore "di quelli di una volta, come non ne vengono più, utilissimi in ogni squadra": prova ulteriore: il numero di intercetti da sdraiato).
Nuova veste, encomiabile, per un Luciano Aquino che si è accollato grandi compiti difensivi; costruzione razionale del gioco da parte di Trevor Johnson (11 legnate dalla blu più un goal in azione, decisivo in gara 4 a Collalbo, ne fanno uno stoccatore di livello assoluto), rientrato alla grande dopo il non breve infortunio; ma anche da parte dei "due centri - due Alex", Nikiforuk e Silva, apprezzatissimi da Mike Ellis (vedi foto di copertina) nella conferenza stampa finale. "È mancato un goal in ogni partita - ha detto il coach americano - e due giocatori per dar fiato a quelli spremuti tantissimo". Il tecnico ex-Appiano Pirats ha avuto parole di elogio anche per la società e il pubblico, si è buttato in un’esperienza inattesa con entusiasmo ed è stato ripagato, dai risultati e dal consenso di giocatori e pubblico. Speriamo di rivederlo. Ha anche elogiato un Kevin Regan strepitoso nei playoff (94,1% per lui, solo Matt Zaba gli sta davanti, ma con 150 tiri in meno subiti), in grado di lasciare a bocca aperta gli attaccanti avversari convinti ormai di essere andati a segno.
Uguale elogio, per il portierone valpellicese del Massachusset, è giunto da Stefan Mair. Belle parole, di Mike Ellis, anche per Marco Pozzi e Luca Frigo (peccato che sia stato un po’ penalizzato Pietro Canale nelle ultime gare): in fondo nelle due serie playoff è venuta fuori la tenacia e la concentrazione di una terza linea che coach Martinelli aveva a lungo impiegato negli special team: un’abitudine da cui i giocatori hanno tratto beneficio e maturazione: e questo è uno dei frutti del lavoro di Barry Martinelli, cui va riconosciuta la sua parte di merito nella crescita di questi ragazzi.

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-by Axura-